Oggi ti regalo il Narcisismo di Casanova

downloadCaro Visitatore,

per il ciclo siamo nani che poggiano sulle spalle di giganti, oggi voglio parlarti di un libro meraviglioso che ho comprato quasi per caso durante l’estate e che può rappresentare l’immagine perfetta del narcisismo.

Si intitola Il ritorno di Casanova, di A. Schnitzler (e per fortuna devo scrivere il cognome, se sentissi i miei tentativi di pronuncia corretta scoppieresti a ridere…).

Titolo originale: Casanovas Heimfahrt. L’edizione in mio possesso è cartacea ed è della Newton e Compton, che lo ha pubblicato in formato economico nel 2005. Come vedrai dall’immagine, la copertina fa un po’ pena, anche perché mostra un Casanova giovane e aitante tra le braccia di una donna… Il contrario di quello che viene presentato nel libro. Superato l’effetto copertina, l’ho acquistato e letto con grande piacere e mi si è aperto un mondo.

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I bei libri vanno sempre regalati agli amici  😉

top_wien_schnitzler_gComincio da qualche informazione sull’autore. Maggiori dettagli li trovi in rete. Schnitzler fu un medico e psichiatria, nato a Vienna nel 1862. Lavorò con uno dei maestri di Freud e, con lo stesso fondatore della psicoanalisi, ebbe un interessantissimo carteggio sulla tematica del doppio. Freud lo definì il suo gemello psichico. Ma il resto te lo lascio scoprire.

In una supervisione di psicoterapia alcuni colleghi mi hanno segnalato un altro suo testo, più famoso, Doppio Sogno. Praticamente è considerato imperdibile, quindi me lo procurerò a breve.

Un po’ di sinossi dalla quarta di copertina (sulla quale, a mio avviso, manca un passaggio importante): Il Casanova di questo racconto rappresenta per Schnitzler il confronto con i temi della vecchiaia, dell’insuccesso e della morte: meschino, pedante, grigio, oppresso dal pensiero di una fine imminente, inesorabilmente diretto sul viale del tramonto, l’antico avventuriero veneziano diventa il simbolo del rifiuto della trasformazione e del passaggio del tempo. Per sedurre la giovane Marcolina, del tutto immune al suo fascino verboso e vanesio, Casanova deve ricorrere a tutta la sua astuzia, dando vita a una fitta rete di tradimenti e menzogne: è la menzogna, infatti, il suo modo di relazionarsi al prossimo e l’unico, ormai, di comunicare nel rapporto erotico.

Cosa non viene detto? Che il Casanova di Schnitzler è il ritratto perfetto del Narcisismo. Una mancanza non indifferente, in un’epoca come la nostra dove il Narcisismo è diventato un pregio più che un disturbo. Sapevi che nell’ultima versione, la quinta, del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali è stato tolto? Non a caso la commissione era composta da tutti uomini: è un po’ la vittoria della seduzione dei narcisi. Anche nelle sedute terapeutiche essi mostrano la parte migliore di sé, tant’è che il terapeuta è portato a pensare che l’altro non soffra di alcuna problematica. È un effetto della loro seduzione, che porta a vederlo come perfetto e a trascurare il fatto che magari è un divoratore di donne e un dipendente dal sesso (cose che nel senso comune piacciono, no?)

Casanova è un signore di 52 anni, Narciso, che ha fatto della menzogna il suo essere. Forse solo la maschera della copertina è davvero azzeccata. Non distingue più quale sia la verità e quale la bugia di ciò che racconta. Fatto sta che mostra sempre e comunque un’immagine grandiosa di Sé e di ciò che è stato.

Già, ciò che è stato. Casanova non accetta più la sua immagine allo specchio: la vecchiaia e l’evidenza di non essere più il  seduttore di una volta, provocano in lui una ferita narcisistica senza eguali. Il buon Giacomo costruisce l’immagine migliore di Sé nel modo di porsi, nell’atteggiamento e persino nel vestiario: è decaduto, ha pochi soldi e due vestiti, ma sa perfettamente quale indossare nel momento migliore, come “sporcare le scarpe di terra in modo da non mostrare che sono consunte”.

Un attore sul palcoscenico, dipendente dalla sua stessa trama, una maschera che deve sempre e comunque mostrarsi perfetta (Citazione dal testo: Casanova sapeva bene che odio e ira sapessero preservare i colori della gioventù meglio di tenerezza e dolcezza)

Ma appare Marcolina, la bella sedicenne che non se lo fila di pezza. Che ha occhi solo per il giovane Lorenzi, che è tutto ciò che Casanova è stato e non è più. Casanova è ossessionato non dalla giovane ma dalla possibilità di non poterla avere. Nonostante le tante donne che ancora cascano ai suoi piedi, egli si distrugge all’idea di non poter avere l’unica che lo rifiuta. Non la ama, la vuole solo possedere per il proprio ego. Per la brama di piacere e il piacere di brama, per citare Schnitzler.

Il Narciso non si accontenta mai di una sola donna, ha un concetto dell’amore come qualcosa di troppo divino e irraggiungibile perché possa esistere una sola creatura che possa soddisfarlo. Ecco perché il Narciso spesso colleziona donne a non finire. Emblematico questo passaggio: Casanova ripensò ancora a quella notte (…) – o a un’altra notte – non sapeva più quale: forse erano cento notti che nel suo ricordo diventavano una, come talvolta cento donne che aveva amate nel ricordo diventavano una, la cui figura enigmatica si librava davanti ai suoi sensi confusi. Ma non erano tutte uguali quelle notti alla fin fine? E le donne?

Tu, Visitatore, ricordi tutte le paia di scarpe che ti sei messo nel corso della tua vita? Ecco, per il Narciso le donne non sono altro che strumenti per confermare l’amore di sé.

E per conquistare Marcolina, Casanova ricorre al più bieco degli inganni, che ti lascerò scoprire. Marcolina è il suo fallimento: non la seduce con la sua critica a Voltaire, non la seduce con un fascino ormai andato che genera solo ribrezzo. Ella è fuori dalla sua portata: solo l’inganno lo può aiutare, convinto che quando proverà il suo amore, la sua passione, ella non potrà più fare a meno di lui. Ma lo sguardo finale della fanciulla che lo scopre ladro nel proprio letto, mostrerà quanto le maschere non possano salvare i Narcisi.

Emblematica la scena in cui Casanova uccide Lorenzi in duello: il sogno della notte successiva gli mostra quanto Lorenzi altro non sia che tutto ciò che egli non è più. Egli si sogna al posto di Lorenzi, vede Sé stesso uccidersi, colpire il ricordo di tutto ciò che non può più essere. E le ferite narcisistiche si sommano, dal momento che Casanova potrà tornare nell’amata e agognata Venezia (da cui è stato esiliato dopo la fuga dai Piombi, chissà quanto realmente epica e quanto no…) solo accettando di diventare una bieca spia del Consiglio dei Dieci. Un’altra botta al suo Narcisismo: la patria non lo accoglie a braccia aperte, ma solo dopo le sue infinite suppliche e volendolo come spia. C’è qualcosa di più umiliante per chi si sente e vuole mostrarsi perfetto e sedurre l’altro, chiunque esso sia, donna o città natale?

Bene, caro Visitatore, potrei ammorbarti ancora un po’ su quanto sia bello questo testo  e quanto non possa mancare alla tua collezione. O consigliarti la lettura di altri testi di Schnitzler o riflettere con te su come oggi la rete permetta ai Narcisisti di mostrarsi sempre e comunque, tentando di sedurre l’altro, o quanto del Narciso ci sia in ciascuno di noi e in che misura… Ma ti risparmio 😉

Ti ricordo solo che lunedì attraverso mia newsletter ti regalerò questo splendido romanzo. 🙂

Buon tutto!

GGB

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E se ti regalassi Una giornata con Pirandello?

downloadCaro Visitatore,

per il ciclo siamo nani sulle spalle di giganti, questa volta voglio condividere con te un’opera di Pirandello.

E ovviamente cosa potevo andare a scegliere? Il celebre Il Fu Mattia Pascal? Uno nessuno e centomila? Una delle tantissime opere teatrali che gli regalarono il Nobel nel 1934 (consigliatissimo Sei personaggi in cerca d’autore!)?

Ovviamente no… già letti! 😉

Sono andato alla ricerca di testi meno famosi di Pirandello, scovando una raccolta di racconti intitolata Una giornata, dal nome di uno di essi ivi contenuti. Tale raccolta uscì postuma e potrai trovarvi racconti di vario genere che furono già pubblicati da giornali e riviste quando Pirandello era in vita.

Lo darò in regalo, invierò una copia agli iscritti della mia newsletter. Se vuoi riceverlo in regalo basta cliccare qui e iscriverti. Lunedì invierò Una giornata 😉

Non aspiro a farne una recensione vera e propria ma un semplice commento. Perché? Per il semplice fatto che Una giornata contiene 15 racconti, uno più bello dell’altro. Ciascuno apre a una riflessione diversa. Per la sua brevità si può leggere, per l’appunto, in una sola giornata. 😉

Non voglio fare paragoni azzardati, ma mi ha ricordato, per il suo riuscire a fornire infinite metafore in racconti di poche righe, La tensione di Eva di Giuliana Mangione.

Io ho scelto di dedicare 15 sere diverse a questo testo, per assaporare un racconto al giorno. Il risultato? Ogni sera mi addormentavo con una finestra di riflessione aperta, su cui ragionare il giorno seguente e da finestra si apriva finestra. Pirandello sa donarti un bagaglio di pensiero e di cultura immenso.

Quindi servirebbero 15 recensioni diverse, da cui partirebbero altrettante, se non più, riflessioni. Un lavoro che non finirebbe mai. Occorrerebbe parlare del suo concetto di morte, del significato metaforico dei personaggi defunti che tornano a presentarsi ai vivi, della scelta degli animali per descrivere azioni umane… solo per dirne due o tre…

E poi è bello che ognuno esplori da solo la ricchezza che Pirandello regala alla mente.

Se poi cercherai il pensiero di Pirandello, scoprirai che se hai letto “solo” (si fa per dire!) Il fu Mattia Pascal, Uno nessuno e centomila, Sei personaggi in cerca di autore e Una giornata… ti sei perso tantissimo di questo autore. Io prima o poi leggerò l’opera omnia, anche perché molte tematiche pirandelliane le ho riportate sul mio romanzo Selvaggia, i Chiaroscuri di Personalità. Ad esempio la sua riflessione sulle maschere.

Chi ha scritto che siamo nani sulle spalle di giganti, ha scritto una grande verità.

Se non hai mai letto Pirandello, Una giornata è un testo agile e veloce da cui partire per passare a scritti più celebri. Se manca alla tua collezione, te lo invierò, regalandotelo e sperando di condividere con te tutte le finestre che mi ha aperto.

Buona lettura!

GGB

Citando Calvino, e tu perché scrivi?

images (10)Caro Scrittore e Cara Scrittrice,

ho da poco finito di leggere Sotto il sole giaguaro, di Italo Calvino. Una raccolta di racconti, scritti tra il 1972 e il 1984, pubblicata postuma nel 1986. Ogni racconto è dedicato a un senso percettivo (Olfatto, Gusto, Udito). L’idea di Calvino era di pubblicare un libro intitolato I 5 sensi.

Purtroppo, il destino volle che il suo progetto fosse monco di due sensi, Tatto e Vista, giacché Italo morì di Ictus nel 1985.

Inutile dire che te ne consiglio la lettura, dato che Calvino è un vero maestro nell’arte dello scrivere e Dio solo sa cosa avrebbe tratto fuori in un racconto dedicato alla vista e al tatto… tocca “accontentarci”, si fa per dire, di soli tre sensi, trattati in una forma narrativa mirabile. 😉

Quello che mi ha colpito è un estratto che Calvino scrisse con Luigi Baldacci, in cui spiega perché egli scrive:

Un libro che sto scrivendo parla dei cinque sensi, per dimostrare che l’uomo contemporaneo ne ha perso l’uso. Il mio problema scrivendo questo libro è che il mio olfatto non è molto sviluppato, manco d’attenzione auditiva, non sono un buongustaio, la mia sensibilità tattile è approssimativa, e sono miope. Per ognuno dei cinque sensi devo fare uno sforzo che mi permetta di padroneggiare una gamma di sensazioni e sfumature. Non so se ci riuscirò, ma in questo caso come negli altri il mio scopo non è tanto quello di fare un libro quanto quello di cambiare me stesso, scopo che penso dovrebbe essere quello di ogni impresa umana. Voi potete obiettare che preferite i libri che convogliano una reale esperienza. Ebbene anch’io. Ma nella mia esperienza la spinta a scrivere è sempre legata alla mancanza di qualcosa che si vorrebbe conoscere e possedere, qualcosa che sfugge. 

E da qui la domanda: e tu, scrittore, perché scrivi?

GGB