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La mia radiointervista a Fabio Monteduro

1232642_10202006381985671_133091809_nCaro Visitatore,

nella puntata di questa settimana voglio presentarti Fabio Monteduro, scrittore romano, autore di diversi romanzi thriller, horror e fantascientifici, tutte opere nate dalla sua fervida fantasia in dieci anni di passione per la scrittura.

Ho avuto il piacere di conoscerlo attraverso il progetto de Il libro del Martedì e grazie alla gentilezza di uno dei suoi esponenti, Paola Etta.

In esclusiva, Fabio ci ha presentato la sua ultima fatica: Cacciatori di Fantasmi, che a breve uscirà nelle librerie, rivelando il suo impegno nella promozione già prima che questo testo veda la luce (udite, udite autori! C’è molto da imparare, soprattutto sul mutuo aiuto!).

Ha infatti girato un trailer nientemeno che nell’ex manicomio di Santa Maria della Pietà (luogo che conosco molto bene, dato che quando non studio a Orvieto, le mie lezioni di psicoterapia si svolgono lì).

L’appellativo ex richiama la legge Basaglia e la chiusura di uno dei luoghi simbolo dell’isolamento dei cosiddetti malati mentali (ricordi cosa scriveva Foucault? La società ha bisogno di isolare la follia, per giustificare la propria normalità…).  Non è un caso che Fabio abbia scelto proprio questo luogo: la crudezza della detenzione si respira ancora nelle stanze di alcuni dei trentuno padiglioni.

cop (1)

Dopo questa prima anticipazione su Cacciatori di Fantasmi, che ti lascio scoprire nella prima parte della puntata, Fabio ci ha parlato di altre due sue pubblicazioni.

La prima è Dove le strade non hanno nome, un fantascientifico che mi ha gentilmente regalato e che recensirò a breve, in cui Fabio è partito da alcuni misteri che la storia non ha spiegato, fornendo una sua catastrofica e accattivante versione.

Il secondo è Otto minuti a mezzanotte, una raccolta di racconti in pieno stile King.

Ma la bibliografia di Fabio Monteduro comprende anche Zona di frontiera (2011), Jodi (2010), So chi sei… ed altre ossessioni (2004), Anima nera (2008). Insomma c’è da sbizzarrirsi con questo autore tutto da scoprire.

Il resto, beh… lo puoi scoprire nella terza imperdibile puntata di Crisalide, disponibile anche sul sito di Radiovortice.it.

Buona lettura e occhio al brivido 😉

GGB

 

La mia recensione a “La tensione di Eva”, di Giuliana Mangione

cop (3)Caro Visitatore,

da uno scambio di battute su facebook, ho avuto modo di conoscere Giuliana Mangione e la sua antologia LA TENSIONE DI EVA, Sguardi di donne inquiete.

Dopo averlo letteralmente assaporato le ho scritto questo commento, che oggi condivido con te.

Cara Giuliana.

È forse un po’ banale scriverti che ho divorato il tuo testo, perché verrebbe da rispondere che con 52 pagine è facile che avvenga. Eppure la brevità della tua antologia diventa una variabile trascurabile, se rapportata alla dolcezza e all’armonia del tuo scrivere.

Hai ragione, hai sicuramente uno stile che trasmette in poche battute l’essenziale al lettore, emozionandolo e trasmettendogli un messaggio che lo fa fermare a riflettere su tematiche varie. È una capacità che un po’ ti invidio, lo confesso, ma non vedendola così diffusa, mi piace pensare che sia un talento di pochi, che tu hai la fortuna di possedere.

Vorrei riuscire anche io in poche righe a raccontare una vicenda, emozionando al contempo il lettore e a farlo riflettere. Pensa che quando vedo i regolamenti dei concorsi, che limitano gli spazi a poche pagine (due cartelle, tot battute, spazi inclusi…) mi viene da chiedermi esescrivotuttoattaccatovalelostesso? 😀

E’ sicuramente un talento che si può acquisire con tanto allenamento, e leggerti mi ha aperto la mente ad uno stile che mi piacerebbe acquisire. Dunque lo conserverò nel computer per andare a ripassare ogni tanto come si scrive in modo chiaro, diretto, sintetico e al contempo armonico.

In più sono fermamente convinto che il tuo testo trasmetta molto e che non basti una sola lettura per cogliere le sfumature che trasmetti, è un qualcosa da leggere e rileggere: ad ogni rilettura si può trovare un nuovo messaggio e un nuovo pensiero su cui riflettere.

Sono convinto che ci sia un fil rouge che lega tutti i racconti, una concezione della vita e della morte che spesso tradisce un po’ di pessimismo, ma che porta a riflettere sulla fragilità umana, su quanto i fili che ci tengono qui si possano spezzare facilmente e sempre nel momento sbagliato e per cause futili (mi riferisco al racconto L’ennesima ingiustizia).

Mi è molto piaciuta l’alternanza tra poesie e narrativa, che mostrano il tuo talento in entrambi gli ambiti, anche se personalmente ho più gradito la forma narrata, ma questo dipende probabilmente dal mio orecchio poco allenato alla forma poetica.

Nota di merito, dunque, per i messaggi che trasmetti in ciascun racconto. Ho molto apprezzato quello dedicato al paesino della provincia de L’Aquila, avendo una sensibilità particolare per questa terra martriata dal terremoto.

Concludo, dicendoti che mi hai richiesto di essere oggettivo, e oggettivamente ti dirò che sono un grande stimatore del detto confuciano, Di tre individui che mi passano accanto, uno potrebbe essere il mio maestro. Da lettore posso dirti che mi hai trasmesso tanto, da autore posso confermarti che ho tanto da apprendere dal tuo stile.

Per cui ti ringrazio per quello che mi hai trasmesso con la tua antologia, per quello che ho appreso e per il tempo che hai riempito con le tue parole.

 GGB

Detto napoletano: “A un palmo da me, frega a chi vuoi”

images (5)Gentilissimo, si fa per dire, Salvatore alias Consigliamoci un libro,

dato che evidentemente il fatto di aver ignorato i tuoi cento messaggi (ebbene sì, siamo arrivati a 100)
non ha fatto passare l’idea (dopo il primo e chiaro “NO, Grazie”) di non essere interessato alla tua recensione a pagamento,
scrivo questo post, che ti invierò ogni qual volta mi ricontatterai.

Resta inteso, ovviamente, che questo post sarà sparso ovunque e inviato a ogni contatto che ho: una pessima pubblicità per te. Ma quando sfidi la mia pazienza, e sono una persona che ha molta pazienza (lo dimostrano 9 mesi di sopportazione dei tuoi continui contatti), sono capace di arrivare a passarti sopra con un trattore.

Preparati spiritualmente, perché le prossime righe non ti piaceranno affatto.

1- Io NON SVENDO IL MIO LIBRO PER RECENSIONI A PAGAMENTO, perché ho troppo rispetto per quello che ho scritto.

2- Ogni autore che hai recensito ha perso una buona percentuale della mia stima, e mi dispiace di conoscerne tanti. Molti
sono di livello e li ho recensiti io stesso, estasiato dal loro romanzo, che tutto meritava tranne che il mero acquisto di una recensione.

3- Scrivo recensioni anche io, e non mi faccio pagare, in primis perché amo leggere, in secundis perché nessuno, e ripeto nessuno, può comprare il mio giudizio: se la tua prostituzione mentale arriva a tal punto non meriti la mia minima considerazione.

4- Se ti blocco un profilo e ne spuntano altri duemila che ti bombardano di messaggi, che differenza c’è tra te e uno stalker?

5- Guadagnare soldi in questo modo, senza fattura, è un reato passibile di denuncia.

6- Se proprio ci tieni a leggere il mio libro, per il rispetto che ho per esso ti dico: apri un qualunque portale, compralo, LAVATI LE MANI e POI LEGGITELO.

7- Trovati un lavoro serio, campare sui sogni altrui è davvero umiliante. Credo nelle risorse dell’essere umano, sono sicuro che saprai fare molte altre cose e ad ogni modo zappare la terra resta un lavoro dignitosissimo.

8- Impara che al primo “No, grazie”, la persona può non essere interessata: il detto “riprova, sarai più fortunato” non è funzionale al 100% e non garantisce sempre e comunque il risultato.

9- Che visibilità dai, in un sito organizzato malissimo e pieno di banner, dove fai un elenco infinito di opere recensite, che servirebbe la lente di ingrandimento per trovarne una? Almeno impara a creare un sito decente.

10- Sono le persone come te che MORTIFICANO il lavoro promozionale degli emergenti.

Ora, spero che sia passato il messaggio. Spero che ti serva per curare la tua ossessione-compulsione a contattarmi di continuo.

Agli autori che leggono questo post dico: NON FATEVI IMBROGLIARE, NON SVENDETE LE VOSTRE OPERE, non lo meritano.

La prima regola della promozione è avere occhi aperti. Diffidate da chi vi vende una recensione, mostra da subito di volervi svilire come autori, di non essere interessato realmente alla vostra opera. Tutto questo vale una promozione in più, per forza di cose falsa, perché comprata con il vile denaro?

E se avete già accettato, apprendete da questo errore. Purtroppo il mondo promozionale è pieno di squali e capita spesso di finire tra le loro fauci, specie
quando si muovono i primi passi. Fatevi prima di tutto lettori, interessatevi alle opere dei vostri colleghi, leggete e sarete letti e crescerete enormemente
in questo modo e avrete recensioni vere, disinteressate, legate unicamente al giudizio personale del lettore.

Voi e le vostre opere valete di più di quanto certa gente vi fa credere: abbassarsi a certe trattative non fa che farvi perdere la voglia di continuare a scrivere.

E io ho voglia di continuare a leggervi 😉

GGB

PS: non ho salutato Salvatore, ne approfitto: ADDIO (non sia mai mi dovessi contattare ancora…)

La mia recensione a “I tre druidi”, di Stefano Tomei

copertinaCaro Visitatore,

oggi voglio presentarti uno splendido fantasy, che mi ha permesso di conoscere il talento del suo autore, Stefano Tomei, I tre druidi, primo libro della saga di Dorpalan.

Dire che mi ha letteralmente incollato alle pagine, è poco.

Chi è l’autore?

Classe 1987, autor di Lucca… e se avete visto questa città con le splendide mura coperte di verde, o vi siete una sola volta affacciati al Lucca Comix… beh, potete solo immaginare che ispirazione possa avere questo ragazzo 😉

Dove puoi trovare il libro?

Puoi acquistarlo da questo link

La mia recensione:

Caro Stefano,

ho contravvenuto a quanto ti ho detto nelle mail precedenti, leggendo il tuo romanzo ben prima dell’estate.

Sono rimasto davvero molto colpito in positivo, avrai senza dubbio la mia recensione, magari proprio queste parole, che spero rendano l’idea di quanto ho provato come lettore.

Il primo commento è stato: “504 pagine?? E che avrà da scrivere?” Confesso però che più che la  la lunghezza, ciò che mi sconvolgeva di più era leggerle sul cellulare (che non brilla di comodità, specie quando sei alla fine del romanzo e occorre scorrere tutte le pagine per riprendere da dove avevi interrotto).

504 pagine di un romanzo che ti volano sotto gli occhi per la loro scorrevolezza, mostra la tua fluidità nello scrivere e non è cosa da poco.

Ogni pagina e capitolo è essenziale alla storia, e come lettore ne vorresti altre 500 per continuare a leggerlo, visto il coinvolgimento che comporta.

E vengo dunque alla storia. Nel complesso non c’è mai un momento di noia, il romanzo ti cattura dall’inizio alla fine.

Non avendo coordinate iniziali per collocare il tuo romanzo, nelle prime pagine l’ho scambiata per una storia di vampiri, scoprendo poi con estremo piacere che era molto più ricco di elementi (dopo Twilight ormai c’è l’esplosione di fantasy aventi come protagonisti vampiri fighi e buoni O.o).

L’ispirazione proviene senza dubbio da Harry Potter, almeno nelle fasi iniziali (il suo essere orfano, il  personaggio buono che d’un tratto gli rivela di essere mago, il suo ingresso in accademia con acquisto iniziale del materiale, il preside che ricorda molto Silente, il mago cattivo strapotente come nemico).

E’ ispirato, ma è decisamente migliore di Harry Potter. Prendila con le pinze questa considerazione: è puramente personale e con questo non voglio dire che avrai fortuna certa, ma sei riuscito a catturare l’interesse di una persona che da Harry Potter non è mai stato colpito più di tanto.

Sono della generazione che nell’adolescenza è partita a seguire il piccolo maghetto ma ti dirò che, pur apprezzando l’idea, non mi ha mai appassionato più di tanto.

In questo periodo ho capito il perché, leggendo il tuo romanzo. Prima di tutto, i protagonisti son tutti adolescenti, alla ricerca della loro strada con i loro interrogativi sul fisico (mirabili le tante domande dell’amico Charlie sulla sua corporatura mingherlina), con il loro saper fare gruppo, con le loro scariche di testosterone alla ricerca del “più forte” (vedi il comportamento e la rivalità di Matt), con i loro amori.

C’è una cosa in particolare che mi ha colpito, e te ne do grande merito. Hai una gran cura dei personaggi, li fai vivere, sembra di vederli agire davanti agli occhi. I caratteri si delineano attraverso le loro azioni e impari ad amarli nel loro muoversi e nel loro agire, fino al punto di saper anticipare le loro battute,perché ormai vivi la storia con loro.

Stessa cosa accade per le situazioni che crei, da quella che ti tiene più in ansia perché vuoi sapere come va a finire, al quotidiano periodo scolastico.

Su quest’ultimo ti sottolineo di averlo amato più di ogni altro: sembrava di essere a scuola con Clark, di fare lezione con lui, di respirare l’aria del classico college americano, sotto forma di scuola di magia. Non vedevo l’ora di tornare a leggere

il tuo romanzo, per vivere con Clarck le amicizie, gli studi, le cotte adolescenziali, le rivalità e le stranezze di un mondo magico come quello di Dorpalan, dove davvero un terrestre come il protagonista, o come è il lettore, si chiede continuamente se è tutto reale. Devo confessare che ora come ora, mi manca, e spero tu abbia già scritto il secondo romanzo per poterlo leggere quanto prima.

Mi è dispiaciuto per il piccolo pirata (senza anticipare nulla) mi era simpatico 🙂

Altra nota di merito, il trionfo dell’amicizia che supera le diffidenze dell’appartenenza a razze diverse, il gruppetto che condivide la stanza è davvero particolare e pur mantenendo le loro differenze culturali, riescono a convivere pacificamente tra loro, facendo gruppo. Sai, in certi momenti ti piacerebbe tornare adolescente, trovare uno di quei portali e andare respirare con il gruppo l’aria da college che hai messo su. Ma come lettore, puoi accontentarti solo di immergerti nella lettura: questo per dirti che non è cosa da poco creare un romanzo che appassiona il lettore, lo coinvolge a tal punto da voler tornare a respirare l’atmosfera che crei.

Passo poi alla storia, avvincente nel mistero che crei, nell’adrenalina che crei nella conclusione della storia, nell’interesse che stimoli nel lettore.

Non vedo l’ora di leggere il secondo libro. Appena possibile, sarà un piacere pubblicare questa recensione sul mio blog.

In bocca al lupo per tutto, tienimi aggiornato sugli sviluppi  della trama 😉

 GGB

Le bellissime parole di Cetta De Luca, il mio regalo per te!

CettaCaro Visitatore,

ci sono dei momenti in cui devi cedere il passo, e lasciare che parli chi ha più parole di te.

Spesso tra i post di questo blog, ho cercato di esprimere come considerassi lo scrivere un mettersi in relazione. Spesso l’ho fatto come critica, nel vedere tanti scrittori condividere in modo quasi ossessivo compulsivo i link del proprio romanzo, senza minimamente considerare quelli degli altri, nella presunzione che bastasse mettere informazioni sul proprio scritto, per avere centinaia di lettori.

Ho cercato di dare l’esempio, condividendo le interviste e le recensioni che costruivo per gli altri, praticamente riducendo lo spazio per i post dedicati al mio libro a una condivisione al mese (a volte due o tre…). E anche in quel caso, ho preferito spesso lasciar parlare le recensioni, più che fare una sterile condivisione del romanzo.

Ho poi cercato di dare un consiglio positivo, ribadendo che scrivere è essere in relazione, che il fatto di aver pubblicato non mette qualcuno sopra all’altro. Si condivide qualcosa di proprio, lo si deve fare con estrema umiltà, e lo si può fare solo se prima di tutto si è lettori aperti e curiosi; se prima di pubblicare un post sul proprio romanzo, si dà spazio agli altri da cui si può crescere e apprendere.

Ma mai avevo trovato delle parole così belle sui fogli bianchi che tanto amiamo, che ci mettono in relazione con chi ci legge, e con chi scrive per noi, per renderci lettori appassionati.

Stavo scrivendo un articolo stasera. Ho rinunciato quando mi è arrivato l’avviso di un post sul blog di Cetta De Luca. L’ho aperto e sono rimasto a bocca aperta: sembra scritto di getto, in modo spontaneo, le parole le sono uscite come d’incanto dalla tastiera.

E stasera lascio parlare lei. Mi chiederai, visitatore: potevi semplicemente condividerlo su facebook, no?

No, si sarebbe perso nei migliaia di post condivisi giornalmente.schlafender_schueler

Preferisco tenerlo in evidenza, per tutta la settimana sul mio blog, dove la traccia è più lenta a sparire, perché queste parole lo meritano. Sono in partenza per un viaggio, e non tornerò prima di sabato.

Ciò che lascerò su questo blog, per tutto questo periodo, sono le parole di Cetta de Luca, che puoi trovare cliccando qui. L’articolo si intitola: Ma un libro, in fondo, cos’è?

Sono il regalo più bello che posso fare a ogni scrittore e lettore, le parole che avrei voluto scrivere, ma che non mi sono mai uscite dalla tastiera. Sono le parole che mi emozionano e mi convincono sempre di più a mettermi in relazione con chi ama la scrittura, come lettore e come scrittore.

Grazie Cetta!

Un Abbraccio!

GGB

La mia recensione a “Nuragico.otd: l’incontro”, di Gavino Ortu

nuragicoodtCaro Visitatore,

oggi voglio presentarti il romanzo di esordio di Gavino Ortu.

Recentemente mi ha scritto, in risposta alla mia newsletter: Ti aggiorno sulle attività di Nuragico. La presentazione a Pisa è stata molto bella. Alessandro Vizzino è stato molto contento. L’ospite a sorpresa che ha partecipato è il presidente dell’ass. soci unicoop Firenze, che ha promesso di concedermi una sala conferenze della coop per una nuova presentazione, a cui, spero parteciperanno tutti i soci
coop invitati, e visto che sono tanti, ho pensato di coinvolgere anche altri autori toscani qui nei paraggi. Speriamo che la coop accetti.

Si sta muovendo più che bene, il caro Gavino. Ovviamente gli faccio un immenso in bocca al lupo.

Chi è l’autore?

Nato a Sassari nel 1977.

Ha iniziato a esercitarsi con la scrittura fin da bambino, quando si cimentò in una parodia illustrata sulla vita da studente delle scuole elementari. Il secondo lavoro arrivò durante il terzo anno di studi alle scuole superiori. Travolto dalla “Divina Commedia”, decise di raccontare, tramite l’enigmaticità dei versi, una piccola disavventura da adolescente che gli era capitata.

All’età di ventuno anni si trasferì a Pisa, dove vive tuttora. La frenesia della vita
e i continui impegni di lavoro l’hanno tenuto lontano dalla scrittura, finché una sera, durante una cena a casa d’amici, l’ispirazione venne da sé con “Nuragico.odt – L’incontro”.

Questo romanzo sarà il primo volume di una trilogia nella quale Ortu ha intenzione di raccontare, in maniera fantasy, le meraviglie della sua isola.

Puoi saperne di più, ascoltando la sua intervista a Radiovortice.it

Dove puoi trovare il libro?

Puoi ordinarlo collegandoti a questo link.

La mia recensione:

Un fantasy semplice e leggero, da cui si evince la bravura di Gavino Ortu, autore alla sua prima opera.

C’è un futuro non molto lontano, in cui Gavino inserisce il lettore, mostrando un mondo che ha rinunciato all’inquinamento, ma non al desiderio di controllo assoluto, che avviene attraverso un chip senza cui non si possono fare le azioni quotidiane: prendere l’autobus, pagare, ecc. Chi non si assoggetta al chip è considerato reietto e confinato in Antartide.
Non vi ricorda un po’ il cellulare o la stessa permanenza su facebook…? 😉

In questo mondo dove tutto è cambiato, ma solo in apparenza, vivono i protagonisti della vicenda. In particolare Manuel, che perde a inizio vicenda la madre per colpa di una malattia incurabile al cervello, che il progresso scientifico non ha ancora debellato. Il desiderio di averla è tale da lasciarsi coinvolgere nel progetto di ricerca dell’amico Luca, che sta sperimentando una macchina del tempo.

Qualcosa nella sperimentazione va storto, e questo fallimento si legherà al destino tragico dei reietti, che lascio scoprire al lettore.

Mi interessa di più il destino del protagonista, che durante la sperimentazione non finisce nel passato recente, in cui può avvertire la madre della malattia in tempo per salvarla, bensì in un passato remoto in cui vivono degli strani esseri, molto simili agli uomini ma decisamente più alti: gli Shartana (popolo mitologico sardo, rivisitato da Gavino).

Si scoprirà presto la magnificenza di questo popolo, capace di vivere in pieno contatto con la natura circostante e dai poteri indescrivibili: si conferma ancora la volta
nella letteratura che l’epoca d’oro del mondo è storia passata, non più ipotizzabile per il futuro, neanche in un fantasy.

Gavino lo dimostra appieno: pur avendo la possibilità di creare un futuro, pur potendo creare in toto un benessere, e pur apportando sostanziali modifiche auspicabili per un domani (la green economy, la prevalenza di mezzi pubblici, rispetto alle macchine, l’abbattimento dell’inquinamento, la presenza del verde), scatena la sua fantasia e la ricerca di un benessere con un popolo antico.

Se i fantasy, come penso, sono in grado di farci sognare e di farci riflettere su possibili scenari futuri, dà da pensare come si ricorra sempre al passato per trovare un’era d’oro dell’umanità, che sembra quasi irraggiungibile nel prossimo futuro.

Ma veniamo a Nuragico: è un libro che consiglio, specie per la bravura di Gavino. Come ormai si saprà, io leggo molto sui mezzi pubblici: ebbene finora il libro di Gavino è stato l’unico capace di distrarmi dal qui e ora, a tal punto da farmi scendere due fermate dopo, rispetto a quella dove dovevo scendere. Questo per mostrare quanto coinvolge questo romanzo.

Consigliato agli appassionati di Fantasy, ma non solo 😉
Leggere per credere.

GGB