La mia radiointervista a Patrizia Fortunati, autrice di “Marmellata di prugne”

9788862541305 (1)Caro Visitatore,

quella che sto per presentarti è un’intervista a cui tengo molto. Ospite di Crisalide è stata Patrizia Fortunati. Se hai seguito questo blog lunedì, avrai letto la recensione che ho pubblicato per il suo romanzo, Marmellata Di Prugne.

L’ho definito capolavoro, perché non ho altri termini per definirlo. E per la prima volta, non ho trovato le parole per descrivere un testo.
Io che sono autore, non ho avuto le parole per descriverlo.

Posso solo riferire, con grande umiltà, che è un romanzo che commuove, che colpisce le corde del cuore con le sue emozioni, che si basa su una storia vera, mischiata con tratti di fantasia.

Parlare con Patrizia e sentire come è nata la storia di Ludmilla, conoscere dalla sua voce, oltre che dalle sue righe, la storia di questa
mia coetanea bielorussa, è stato un vero piacere.

Difficilmente mi spendo tanto per un testo, ma sono convinto che i romanzi contemporanei che meritano vadano promossi e consigliati, per farli uscire  dal mare magnum dell’editoria odierna.

Marmellata di prugne probabilmente ha un titolo poco accattivante, che diventa significativo solo nel leggere la storia, ma trasmette delle emozioni incredibili, si fa portatore di tematiche sociali importanti, esalta il buon cuore dei nostri connazionali, fa superare tempo e spazio per portare il lettore in realtà bielorusse solo lontanamente inimmaginabili.

E’ una poesia in prosa, scritta in prima persona, che oggi potrai sentire narrata dalla stessa voce di Patrizia.

Purtroppo abbiamo potuto registrare solo su skype, ma mi riservo di partire al più presto per Terni e intervistarla di persona, perché questo testo vale più di un’oretta di viaggio. E magari con l’occasione, rivedo anche Raffaella Clementi 😉

Ti lascio alla sesta puntata di Crisalide, disponibile anche su sito di Radiovortice.it, buon ascolto! 😀

Oggi ti regalo il Narcisismo di Casanova

downloadCaro Visitatore,

per il ciclo siamo nani che poggiano sulle spalle di giganti, oggi voglio parlarti di un libro meraviglioso che ho comprato quasi per caso durante l’estate e che può rappresentare l’immagine perfetta del narcisismo.

Si intitola Il ritorno di Casanova, di A. Schnitzler (e per fortuna devo scrivere il cognome, se sentissi i miei tentativi di pronuncia corretta scoppieresti a ridere…).

Titolo originale: Casanovas Heimfahrt. L’edizione in mio possesso è cartacea ed è della Newton e Compton, che lo ha pubblicato in formato economico nel 2005. Come vedrai dall’immagine, la copertina fa un po’ pena, anche perché mostra un Casanova giovane e aitante tra le braccia di una donna… Il contrario di quello che viene presentato nel libro. Superato l’effetto copertina, l’ho acquistato e letto con grande piacere e mi si è aperto un mondo.

Prima notizia importante: se sei iscritto nel mio circolo di lettura, te lo invierò in regalo nella prossima newsletter. Quindi, se abcora non sei iscritto, ti stai perdendo un sacco di regali. Puoi rimediare cliccando qui.

I bei libri vanno sempre regalati agli amici  😉

top_wien_schnitzler_gComincio da qualche informazione sull’autore. Maggiori dettagli li trovi in rete. Schnitzler fu un medico e psichiatria, nato a Vienna nel 1862. Lavorò con uno dei maestri di Freud e, con lo stesso fondatore della psicoanalisi, ebbe un interessantissimo carteggio sulla tematica del doppio. Freud lo definì il suo gemello psichico. Ma il resto te lo lascio scoprire.

In una supervisione di psicoterapia alcuni colleghi mi hanno segnalato un altro suo testo, più famoso, Doppio Sogno. Praticamente è considerato imperdibile, quindi me lo procurerò a breve.

Un po’ di sinossi dalla quarta di copertina (sulla quale, a mio avviso, manca un passaggio importante): Il Casanova di questo racconto rappresenta per Schnitzler il confronto con i temi della vecchiaia, dell’insuccesso e della morte: meschino, pedante, grigio, oppresso dal pensiero di una fine imminente, inesorabilmente diretto sul viale del tramonto, l’antico avventuriero veneziano diventa il simbolo del rifiuto della trasformazione e del passaggio del tempo. Per sedurre la giovane Marcolina, del tutto immune al suo fascino verboso e vanesio, Casanova deve ricorrere a tutta la sua astuzia, dando vita a una fitta rete di tradimenti e menzogne: è la menzogna, infatti, il suo modo di relazionarsi al prossimo e l’unico, ormai, di comunicare nel rapporto erotico.

Cosa non viene detto? Che il Casanova di Schnitzler è il ritratto perfetto del Narcisismo. Una mancanza non indifferente, in un’epoca come la nostra dove il Narcisismo è diventato un pregio più che un disturbo. Sapevi che nell’ultima versione, la quinta, del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali è stato tolto? Non a caso la commissione era composta da tutti uomini: è un po’ la vittoria della seduzione dei narcisi. Anche nelle sedute terapeutiche essi mostrano la parte migliore di sé, tant’è che il terapeuta è portato a pensare che l’altro non soffra di alcuna problematica. È un effetto della loro seduzione, che porta a vederlo come perfetto e a trascurare il fatto che magari è un divoratore di donne e un dipendente dal sesso (cose che nel senso comune piacciono, no?)

Casanova è un signore di 52 anni, Narciso, che ha fatto della menzogna il suo essere. Forse solo la maschera della copertina è davvero azzeccata. Non distingue più quale sia la verità e quale la bugia di ciò che racconta. Fatto sta che mostra sempre e comunque un’immagine grandiosa di Sé e di ciò che è stato.

Già, ciò che è stato. Casanova non accetta più la sua immagine allo specchio: la vecchiaia e l’evidenza di non essere più il  seduttore di una volta, provocano in lui una ferita narcisistica senza eguali. Il buon Giacomo costruisce l’immagine migliore di Sé nel modo di porsi, nell’atteggiamento e persino nel vestiario: è decaduto, ha pochi soldi e due vestiti, ma sa perfettamente quale indossare nel momento migliore, come “sporcare le scarpe di terra in modo da non mostrare che sono consunte”.

Un attore sul palcoscenico, dipendente dalla sua stessa trama, una maschera che deve sempre e comunque mostrarsi perfetta (Citazione dal testo: Casanova sapeva bene che odio e ira sapessero preservare i colori della gioventù meglio di tenerezza e dolcezza)

Ma appare Marcolina, la bella sedicenne che non se lo fila di pezza. Che ha occhi solo per il giovane Lorenzi, che è tutto ciò che Casanova è stato e non è più. Casanova è ossessionato non dalla giovane ma dalla possibilità di non poterla avere. Nonostante le tante donne che ancora cascano ai suoi piedi, egli si distrugge all’idea di non poter avere l’unica che lo rifiuta. Non la ama, la vuole solo possedere per il proprio ego. Per la brama di piacere e il piacere di brama, per citare Schnitzler.

Il Narciso non si accontenta mai di una sola donna, ha un concetto dell’amore come qualcosa di troppo divino e irraggiungibile perché possa esistere una sola creatura che possa soddisfarlo. Ecco perché il Narciso spesso colleziona donne a non finire. Emblematico questo passaggio: Casanova ripensò ancora a quella notte (…) – o a un’altra notte – non sapeva più quale: forse erano cento notti che nel suo ricordo diventavano una, come talvolta cento donne che aveva amate nel ricordo diventavano una, la cui figura enigmatica si librava davanti ai suoi sensi confusi. Ma non erano tutte uguali quelle notti alla fin fine? E le donne?

Tu, Visitatore, ricordi tutte le paia di scarpe che ti sei messo nel corso della tua vita? Ecco, per il Narciso le donne non sono altro che strumenti per confermare l’amore di sé.

E per conquistare Marcolina, Casanova ricorre al più bieco degli inganni, che ti lascerò scoprire. Marcolina è il suo fallimento: non la seduce con la sua critica a Voltaire, non la seduce con un fascino ormai andato che genera solo ribrezzo. Ella è fuori dalla sua portata: solo l’inganno lo può aiutare, convinto che quando proverà il suo amore, la sua passione, ella non potrà più fare a meno di lui. Ma lo sguardo finale della fanciulla che lo scopre ladro nel proprio letto, mostrerà quanto le maschere non possano salvare i Narcisi.

Emblematica la scena in cui Casanova uccide Lorenzi in duello: il sogno della notte successiva gli mostra quanto Lorenzi altro non sia che tutto ciò che egli non è più. Egli si sogna al posto di Lorenzi, vede Sé stesso uccidersi, colpire il ricordo di tutto ciò che non può più essere. E le ferite narcisistiche si sommano, dal momento che Casanova potrà tornare nell’amata e agognata Venezia (da cui è stato esiliato dopo la fuga dai Piombi, chissà quanto realmente epica e quanto no…) solo accettando di diventare una bieca spia del Consiglio dei Dieci. Un’altra botta al suo Narcisismo: la patria non lo accoglie a braccia aperte, ma solo dopo le sue infinite suppliche e volendolo come spia. C’è qualcosa di più umiliante per chi si sente e vuole mostrarsi perfetto e sedurre l’altro, chiunque esso sia, donna o città natale?

Bene, caro Visitatore, potrei ammorbarti ancora un po’ su quanto sia bello questo testo  e quanto non possa mancare alla tua collezione. O consigliarti la lettura di altri testi di Schnitzler o riflettere con te su come oggi la rete permetta ai Narcisisti di mostrarsi sempre e comunque, tentando di sedurre l’altro, o quanto del Narciso ci sia in ciascuno di noi e in che misura… Ma ti risparmio 😉

Ti ricordo solo che lunedì attraverso mia newsletter ti regalerò questo splendido romanzo. 🙂

Buon tutto!

GGB

Un capolavoro: Marmellata di prugne, di Patrizia Fortunati.

9788862541305 (1)Caro Visitatore,

qualche tempo fa Patrizia Fortunati mi ha regalato in e-book  il suo romanzo, Marmellata di Prugne, edito da Ali&No. Quando lo avevo scovato nei libri da recensire del Libro del Martedì, mi aveva incuriosito la trama.

Se ho un pregio, è quello di fiutare i libri che val la pena di leggere e non mi sono sbagliato neanche questa volta. Ho chiesto a Patrizia se poteva inviarmelo, scoprendo una piccola perla che a mio avviso non può mancare nella tua libreria.

Patrizia era curiosa di avere una valutazione maschile. Chissà, forse lo considera un romanzo al femminile, io credo sia per tutti, per chi soprattutto è pronto ad aprire il suo cuore a un investimento di emozioni reali, capaci di toccarti la punta più profonda del cuore.

È la storia di Ludmilla, nata in Bielorussia nel 1986 (mia coetanea, quasi) che a novant’anni si ritrova a ripercorrere la sua vita, a sciogliere i nodi che ha legato, a fare pace con sé stessa, a rimproverarsi e a perdonarsi delle sue mancanze. Un vero e proprio bilancio di un’esistenza in buona parte sfortunata, ma densa di insegnamenti di vita.

Capirai bene che realtà e fantasia vanno a intrecciarsi: una donna nata nel 1986 può avere novanta anni solo in un futuro lontano, rispetto ad oggi. Nella prefazione al testo leggerai che realtà e fantasia sono ben bilanciate tra loro, io non credo sia così: nel corso della lettura i sentimenti si fanno così vivi e toccanti, che scorderai completamente la parte fantasiosa.

Il talento di Patrizia è indiscutibile, come lo è la sua capacità di empatia, il suo mettersi nei panni di una bambina bielorussa, come di una novantenne, e il suo contemporaneo saper trasmettere le emozioni al lettore, a tal punto che non riuscirai a staccare gli occhi dalle sue parole: io l’ho terminato in due giorni, perché per la prima volta (e sai bene quanto leggo) ho trovato un libro capace non di legare a sé solo la tua attenzione, ma il tuo cuore. Una storia già di per sé toccante, si trasforma in poesia grazie al talento di Patrizia, fino a diventare un vero e proprio inno alla vita.

Sullo sfondo il disastro di Chernobyl, che diviene salvezza per Ludmilla, perché la porta a trascorrere dieci estati in Italia, come cura dalle radiazioni. Conoscerà una realtà completamente diversa dalla sua, capace di insegnarle tanto, grazie all’affetto dei suoi italiani (anzi, dei miei italiani, visto che è tutto scritto in prima persona). E da lettore, sarai tu stesso a conoscere una realtà completamente diversa dalla tua, dura da capire e da digerire, realtà che io ho incontrato in parte nei racconti e negli occhi della mia ragazza albanese (forse anche per questo mi è piaciuto tanto) e toccando con mano alcune realtà dell’est Europa.

È una storia di incontro culturale, di sentimento, di vita. È a pieno titolo un romanzo di formazione, che potrebbe tranquillamente essere inserito tra le letture scolastiche: insegnerebbe davvero tanto ai giovani italiani, li aiuterebbe a capire mondi lontani dai loro e ad apprezzare la loro cultura e l’impegno umano e sociale di tanti nostri connazionali. E qui viene la parte reale del romanzo, perché esistono realmente associazioni che stanno salvando la vita di tanti giovani bielorussi coinvolti dalle radiazioni del disastro nucleare di Chernobyl e, come scoprirai dalla lettura, stanno probabilmente donando anche di più.

Io mi fermo qui in questa valutazione, perché ammetto di non riuscire a trovare le parole per esprimere la bellezza di questo testo. Se hai già avuto modo di leggere il mio blog, saprai che sono autore anche io, e di fronte a un capolavoro non ho problemi ad ammettere di non riuscire a trovare le parole giuste, perché ho addirittura timore di sminuire il testo stesso.

Posso solo dirti: leggilo! (e non è un consiglio, ma un imperativo categorico), perché è un testo che non ha bisogno di recensioni positive, sa parlare bene di sé da solo e soprattutto sa parlarti, toccando le corde più profonde del tuo animo, emozionandoti, commuovendoti e facendoti riflettere.

Brava Patrizia, ti auguro ogni successo possibile: perché più Marmellata di Prugne avrà successo, più ci saranno persone toccate nel profondo del cuore.

Nel leggerlo sono cresciuto tanto, e lo devo a te, al talento del tuo scrivere e quella tua enorme empatia, che mi ha mi permesso di vivere la Bielorussia e le sue fragilità.

Oggi ho scoperto un capolavoro.

GGB

La mia radiointervista a Raffaella Clementi, autrice di “Lettera a un bambino che è nato”

Raffaella-ClementiCaro Visitatore,

oggi una puntata di Crisalide, la quinta della nuova stagione, a cui tengo molto per i temi che vengono trattati. Ti presenterò Lettera a un bambino che è nato. Storia di una procreazione medicalmente assistita.

Una puntata in trasferta, registrata a Terni, in compagnia di Raffaella Clementi, che ringrazio per la sua ospitalità.

Avevo già recensito questo testo per il Libro del Martedì, apprezzando le emozioni, le tematiche sociali che trattava nelle sue pagine, oltre che l’indubbio talento narrativo di Raffaella. Ma sentire parlare l’autrice, conoscere lei e la sua famiglia di persona è tutta un’altra cosa.

lettera a un bUna lunga lettera scritta al piccolo Daniele, il regalo più bello che una madre possa fare a suo figlio, raccontandogli il lungo percorso per darlo alla luce tramite la PMA, ma anche un testo che può diventare una guida per le tante coppie che cercano disperatamente un figlio. Una guida non tecnica, che dà grande spazio alle emozioni positive e negative insite in questo percorso, denso di difficoltà.

E’ una puntata ricca di emozioni, con momenti di commozione da parte mia e di Raffaella, ma non saranno solo lacrime: la forza emotiva e la solarità di questa autrice traboccano nelle sue pagine e nei suoi occhi.

Sono veramente orgoglioso, oggi, di presentarti la quinta puntata di Crisalide, mandando un saluto a Raffaella, a suo marito e al piccolo Daniele, a cui dedico questa puntata, ringraziandoli per la loro ospitalità, per il giro di Terni e per il ricco aperitivo che mi hanno offerto 😉

GGB

La mia radiointervista a Cristina Rotoloni, autrice di “Frammenti di Vita”

562040_278124488966504_247650636_n (1)Caro Visitatore,

prima puntata speciale della nuova stagione di Crisalide, oggi dedicata a Cristina Rotoloni, autrice di Frammenti di Vita.

Autopubblicato in un un primo periodo ed edito poi dalla Egoedizioni, questa piccola antologia di racconti tocca le corde emotive più profonde dell’animo umano.

L’Aquila e il terremoto, la violenza sulle donne, il tradimento, la perdita di un figlio… sono questi alcuni dei tanti temi toccati dall’autrice in Frammenti di VIta.

Abbiamo ripercorso la notte del terremoto, ragionato su come prevenire la violenza sulle donne, su quali sono gli antecedenti che fanno scattare in un uomo un comportamento tanto barbaro. E si è parlato di emozioni, perché con Cristina Rotoloni è impossibile non parlarne.

Ma si scoprirà molto di più: Cristina è una lettrice appassionata, collabora con la rivista on-line Il Volo dei sensi e recensisce i testi con dei video molto ben costruiti. Di questo e molto altro parleremo nel corso dell’intervista.

Il mio consiglio spassionato è di aggiungerla su facebook, perché oltre a trovare un’autrice che parla di emozioni e che sta per uscire con un nuovo romanzo, Tatuaggi, troverete una recensionista seria e competente, oltre che una persona squisitezza enorme, una perla rara da trovare oggi via internet.

In questi mesi di conoscenza, abbiamo costruito un bel rapporto sfruttando i canali della rete, e spero di avere presto l’occasione di incontrarla di persona, magari in un’Aquila che ha ripreso tutta la sua bellezza sfiorita dal terremoto, chissà?

Lasciandoti al primo speciale della nuova stagione di Crisalide, disponibile anche su Radiovortice.it, ti auguro un buon ascolto e una buona lettura di Frammenti di Vita.

GGB

La mia recensione a Stryx, di Connie Furnari

17380942_anteprima-stryx-il-marchio-della-strega-di-connie-furnari-1Caro Visitatore,

oggi, prima di presentarti la recensione al romanzo Stryx. Il marchio della strega, di Connie Furnari, sono doverose due premesse.

La prima è che sono sempre più convinto che nel mare magnum di fantasy scritti da esordienti sia necessario che un romanzo di fantasia sia originale e accattivante, per poter piacere e per non scadere nel banale. La seconda è che non sono un amante di fantasy, ma se sto oggi scrivendo la recensione a questo romanzo, vuole dire che esso ha catturato tutta la mia attenzione.

Sono due  premesse doverose per poter rinforzare in partenza ciò che dirò di positivo di questo testo.

Un po’ di sinossi. Dopo aver vissuto in Inghilterra, Sarah, una potente strega, torna a Salem decisa a ricominciare una nuova vita senza la magia. Inaspettatamente, giunge la sorella minore, Susan, strega intrigante e perversa che ha scelto di passare al lato oscuro per la sete di potere, determinata a sconvolgere l’esistenza di Sarah e degli ignari studenti del liceo di Salem. La vita scolastica si rivela fin da subito molto più dura del previsto. L’unico apparentemente interessato a conoscerla è un giovane dai grandi occhi grigioazzurro, Scott, il solo ad essere in grado di risvegliare in lei antichi sentimenti che credeva ormai essere assopiti. Ma Salem ben presto comincerà ad essere sconvolta da numerosi delitti inspiegabili, il cui unico filo conduttore sarà un marchio a forma di “S” posto sulle vittime. Le strade della cittadina diventano pericolose trappole mortali, e a Sarah non resterà altro che affrontare il suo oscuro passato per poter salvare le altre giovani streghe e se stessa.

Mi è capitato tra le mani dopo un contatto da parte di Connie, avvenuto tramite mail. L’ho tenuto per qualche settimana nel kobo, per poterlo leggere non appena avessi avuto tempo.

Ora, hai presente quando ti ritrovi a fare zapping di fronte alla tv, indeciso su cosa vedere? Ecco, immagina di capitare di fronte a un film che già dalle prime battute sai non essere del tuo genere, che ha però quel qualcosa che ti cattura. Nel caso di Stryx è stata la copertina (brava Connie, la copertina è importantissima e la tua è accattivante). Il film inizia e tu stai lì con il telecomando in mano, pronto a cambiare canale, ripetendoti che sarà la solita americanata su streghe e simili.

Accade però che il film inizia stuzzicarti, lo trovi nelle tue corde, continui vederlo, finché la mano non abbandona il telecomando e ti immergi completamente nel film, preso dalla trama.

Quando chiudi l’ultima scena, capisci di avere avuto di fronte un fantasy che vale, divertente, appassionante e intrigante, con la giusta dose di ironia, un buon mix di fantasia e realtà, una storia d’amore che non cade mai nel banale o nel mieloso. E ti ripeti che, se hai sacrificato anche il romanzo che stai concludendo, preso come eri dalla storia, è un fantasy che puoi annoverare tra i migliori letti finora, scritti da emergenti, secondo solo a I tre druidi di Stefano Tomei (ma lì, caro Visitatore, sai che ho avuto una passione particolare!). E di fantasy ne ho scartati almeno dieci nell’ultimo anno, che non ho volutamente recensito per non stroncarli nel mio piccolo.

Stryx è la storia di una strega, Sarah, all’apparenza diciassettenne, ma con un’età anagrafica di tutto rispetto: 360 e passa anni (portati molto bene, vedi copertina!). Di vite ne ha vissute tante, portando con sé una maledizione, un amore passato a cui ha dovuto violentemente rinunciare, una gatta fedele e una sorella che è l’opposto di lei, con i suoi atteggiamenti che sfociano nel libertinaggio più totale. Prima nota positiva: gli accenni storici e letterali che Connie fa, in riferimento alla vita di Sarah, ben incastonati nel romanzo. Quando vivi per 360 anni puoi tranquillamente aver conosciuto Degas, Freud e altri, puoi raccontare aneddoti particolari sulle loro vite e sulle loro personalità. Ho trovato questi riferimenti davvero simpatici e ben inseriti nella storia, magari ne avrei inserito qualcuno in più, man mano che la storia andava avanti, giacché si perdono, sacrificati in virtù della trama principale.

Sarah, decisa a vivere una vita normale, inizierà a frequentare un liceo della sua terra natia, Salem, (classico liceo americano: armadietti, lunghi corridoi, cheerleader, capi bande, sala mensa, punti in più, è una location a mio avviso classica ma sempre vincente) vivendo i problemi di inserimento sociale di qualunque adolescente appena arrivato in una scuola. A complicare le cose, una sorella volutamente combina guai, arrivata poco dopo di lei assieme al maestro delle streghe, Lucifero (un po’ troppo umanizzato per i miei gusti ma di indubbio “fascino”, se così si può dire), un ragazzo che somiglia incredibilmente al suo amore perduto di secoli prima e la presenza dei cacciatori di streghe.

L’evolversi della storia non te lo svelo, lasciando che sia tu a scoprirlo. Quello che svelerò è la bravura di Connie nello scrivere: uno stile semplice e lineare, che non cade mai nel già detto o nel banale. Connie sa dosare ironia e serietà, fantasia e realtà, con uno stile che porta il lettore a perdersi nelle pagine, dalla prima all’ultima, senza momenti di noia.

Non ho colto una morale vera e propria nella storia, se non che il male può spesso trasformarsi in bene e che le apparenze non sono ciò che contano. Temi forse un po’ classici, sotto il punto di vista dell’insegnamento c’è poco di nuovo e di originale. C’è però una bella storia, tutta da gustare, di quelle che ti fanno rilassare steso su un divano e ti fanno alzare pensando che hai passato dei momenti divertenti a leggerlo.

Oh, e poi se è piaciuto a me, terribile inquisitore di romanzi fantasy emergenti, a tal punto da metterlo secondo solo a I tre druidi di Stefano Tomei, che al momento per me è il faro di riferimento da cui osservare gli altri fantasy, vorrà pur dire qualcosa? 😉

GGB

La mia radiointervista a Matteo Zapparelli, autore di “Corner’s Church”

1368892_10200651565113779_1905216747_nCaro Visitatore,

una chiacchierata a tutto tondo con Matteo Zapparelli, autore del thriller mozzafiato Corner’s Church, da me recensito a inizio estate per il Libro del Martedì. Ecco come si presenta la quarta puntata di Crisalide, registrata durante le vacanze per Radiovortice.it.

Matteo ci ha presentato il suo romanzo, i suoi risvolti dark e la psicologia dei personaggi, quella più lampante e quella sottesa, un viaggio tra le pagine di questo inseguimento tra ragione e follia.

In anteprima, ha poi presentato la sua prossima uscita, che vedrà la luce a fine novembre. una trilogia Urban fantasy, intitolata Rebirth. Il primo romanzo si intitolerà Il diario di EtienneSe vuoi saperne di più, clicca sui link che ti ho evidenziato: una cosa è certa, Matteo sa come creare la giusta aspettativa, ancora prima che il romanzo esca 🙂 Mica me l’aveva detto di tutte queste queste anticipazioni disponibili sul suo sito! Le ho dovute scoprire da solo scrivendo queste righe! <<‘

Oltre ad essere un bravo autore, passato dall’autopubblicazione all’editoria, Matteo è un editor professionista e un promoter di emergenti (ehm, ehm… io lo aggiungerei!)

Nell’ultima telefonata, risalente a qualche giorno fa, abbiamo scoperto anche di avere due amicizie in comune: Alessandro Vizzino e il guru della promozione, Emanuele Properzi. Considerando che sono amicizie che coinvolgono ben tre regioni diverse, Lazio, Marche e Veneto… beh, si può dire che è un mondo davvero piccolo!

Buon ascolto!

GGB