La mia recensione ad “Anatema”, di Jessica Brunetti.

Caro Visitatore,

Oggi ti presento la mia recensione al libro Anatema. L’ho scritto in forma di lettera, su un treno che mi riportava a Roma, non appena ho terminato la lettura.

anatemaCara Jessica,

scrivo questa recensione in forma di lettera, così da parlarti in modo schietto e diretto di ciò che il tuo romanzo mi ha ispirato. Sono di ritorno a casa con un treno e ho appena chiuso l’ultima pagina di Anatema. Ho la fortuna di avere il computer appresso e dunque posso mettere per iscritto le sensazioni a caldo.

Il tuo romanzo mi ha fatto compagnia per tre giorni e devo dire che mi ha tempestato di emozioni.

Innanzitutto, hai davvero talento nello scrivere e per questo ti faccio i miei più sinceri complimenti. Il tuo stile è molto scorrevole e sai trasmettere le emozioni dritte nel cuore del lettore. L’idea di stendere dei capitoli molto brevi è davvero vincente, specie se accostata alla tua scelta al saper interrompere la narrazione al punto giusto, in quel preciso istante in cui il lettore si ritrova con un groppo alla gola e deve necessariamente voltare pagina per proseguire la narrazione, per vedere come la vicenda si svolge.

E’ una storia intricata, un amore impossibile tra età diverse che è continuamente sfidato da un conflitto tra razionalità e irrazionalità, tra mente e cuore. Spesso te la prendi con il destino beffardo, quasi dominasse le scelte dei personaggi per buona parte del libro, solo alla fine consegni al lettore l’idea che siamo noi artefici dello stesso. Mi  è sembrato curioso, e qui mi viene una domanda, che Destino sia il nome che tu dai a quel tumulto di sensazioni ed emozioni che dominano l’irrazionalità dell’innamoramento, quasi dargli un nome del genere consegnasse quella stessa irrazionalità a un terzo forse non colpevole.

Ti confesso che ho vissuto una vicenda in parte simile e, rispecchiandomi un po’ in Tommaso, l’irrazionalità di quei sentimenti era tutta interna a me, o meglio al noi della strana coppia che si era creata. Facile era consegnare la colpa al Destino, quando era quella parte interna che spesso i poeti chiamano Cuore ad essere il motore di tutto.

La domanda è, dunque, il Destino è il reale colpevole o piuttosto l’alibi di certi amori?

Bellissimo l’intreccio che hai creato, ma soprattutto mi piace elogiare le sensazioni e le emozioni che sei riuscita a dipingere in questa storia. È facile far leggere delle emozioni al lettore, difficile è fargliele provare dentro, trasmettendogliele attraverso parole scritte e ben intrecciate tra loro, che si tratti di passione, o paura o ansia.

16-autori_bigIn tal senso Adele è il tuo personaggio più ben riuscito, il panico che spesso la coglie nel non riuscire ad affrontare le scelte della sua età, la sua paura, il fuoco che le arde dentro, lasciandola completamente disidratata sono stati descritti in modo mirabile. Non che le sensazioni, le emozioni, la rabbia e l’ardore di Tommaso siano da meno, ma credo che sia più facile per te descrivere l’universo dei sentimenti di un coetaneo, per quanto di sesso opposto, che di una donna più grande, di fronte a scelte che la bloccano.

Questa capacità tradisce tanto la tua bravura come narratrice di emozioni, quanto la tua capacità a immedesimarti nei tuoi personaggi, a prescindere dalla loro età o dalle differenze che hanno con  te. Anche il personaggio che appare alla fine, Giulia o la stessa Elisa, probabilmente erano più facili da descrivere per le loro emozioni, essendo tue coetanee: con Adele ti sei superata.

Non so se lo sapevi, se è voluto o se è stata la tua dote di immersione empatica e la tua capacità di riversarla su carta, ma gli sfoghi che spesso dipingi in Adele sono dei veri e propri attacchi di panico. Spesso essi sono dei campanelli di allarme che rivelano una situazione in cui chi ne soffre si ritrova sospeso sulla porta, o bloccato di fronte ad un bivio. Entrare e uscire da quella porta o girare alla destra o alla sinistra di quel bivio è una scelta troppo grande per la persona, che si riempie di angoscia fino ad esplodere.

Non so se lo sapevi o meno: se ne eri al corrente, sei stata bravissima a rendere l’idea di questa situazione di Adele,  a descrivere il suo blocco di fronte alla vita e la relativa angoscia, celata da maschere ben costruite per stare nel mondo e in relazione con gli altri; se ignoravi la cosa, sei stata doppiamente brava, perché ti sei completamente immedesimata nel tuo personaggio.

Cito un ultimo messaggio che mi hai trasmesso, di altro avremo modo di parlare di persona, ma se cito tutto rischia di non essere più una recensione ma un trattato su Anatema, che non incuriosirebbe più il lettore come spero che faccia.

È sicuramente un romanzo che vale la pena condividere per le emozioni che fa vivere al lettore (sottolineo il vivere: non le trasmette, le fa proprio vivere), ma c’è un messaggio tra le righe che io ho trovato e che mi ha molto colpito, perché forse è il legame tra noi che ci ha fatto apprezzare l’uno il testo dell’altro. Possiamo indossare tante e mutevoli maschere nella nostra vita, celare in vario modo il maremoto che abbiamo dentro. Possiamo convincerci che quelle maschere riescano a farci stare nel mondo e in relazione con l’altro. Ma prima o poi arriverà sempre colui o colei che ce le farà crollare una ad una, perché capace di leggerci dentro, nell’intimo, con uno sguardo che va ben oltre le iridi. 😉

In bocca al lupo per tutto, complimenti, non smettere mai di promuoverlo perché vale la pena farlo conoscere al pubblico.

Ti abbraccio, giovane collega 🙂

GGB

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