Correre rischi aumenta la soddisfazione di sé?

images (11)Caro Visitatore,

a volte capita che qualcuno venga a visitare il blog, e notando la sezione di Psicologia della
Salute ti richieda un’opinione per un’indagine sul rischio.

A partire dalle teorie di William Gurstelle, secondo il quale la propensione di un individuo a correre rischi ha un impatto molto forte sul suo grado di felicità e di soddisfazione personale, ci si sta chiedendo se la propensione al rischio di un individuo possa produrre benessere per lo stesso o quanto meno una percezione di maggiore soddisfazione
di vita.

Mi sono state rivolte dunque tre domande sull’argomento.

Qui trovi cosa ho risposto, naturalmente sempre in un’ottica di promozione della salute.

A mio avviso, anche il rischio e la tendenza a sfidare i propri limiti possono essere positivi per l’uomo, basta avere ben chiara qual’è la giusta misura.

Mi piace condividerlo con te, per conoscere la tua opinione in merito 🙂

Saluti,

GGB

 

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3 thoughts on “Correre rischi aumenta la soddisfazione di sé?

  1. Sono d’accordo con te, Giovanni, può essere positivo. Il problema nasce quando la ricerca del rischio ha come sotto obiettivo la disperata ricerca della percezione di se stessi, quasi che, in mancanza di eccitazione estrema, la persona non riuscisse a percepirsi. In questo caso non affronta il rischio con un bagaglio di “consapevolezza” circa i propri punti di forza e relativi limiti, magari con la voglia di metterli alla prova per migliorarli o superare una propria performance. Quando qualcuno sfida se stesso per ” avvertirsi, sentirsi… il rischio vero è quello di spingersi sempre troppo in là, a volte, ai limiti dell’abisso.

    • Sono anche io d’accordo con te Anonimo. Infatti nella mia prima risposta ho specificato: “Parto da una domanda, per me fondamentale: che definizione diamo al rischio? (…) Su questa linea, anche il rischio può assumere il ruolo di risorsa per l’individuo, a patto che non si vada a spronare la persona all’eccesso, situazione che percepisco nella tesi di Gurstelle.”

      Spesso il rischio viene cercato, come giustamente tu sottolinei, per percepirsi. Penso ai tanti adolescenti per l’appunto “a rischio”, che cercano continue stimolazioni, fino all’eccesso, per percepirsi e quindi scoprirsi.

  2. il rischio è latente in tutti i gesti della nostra vita e noi ce ne rendiamo conto di correrlo quando un certo evento rompe la normalità o l’abitudine. Amare è un rischio ma si ama. Osare e vincere coscientemente la paura di fallire è un rischio. Vivere… in definiva, è un rischio.

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